









CORDOGLIO PER LA MORTE DEL PRESIDENTISSIMO cav. FRANCO MARINOTTI
Milano 20 novembre 1966
Vittorio Veneto 5 giugno 1891


Non c’è più! La grande figura del Presidente non la vedremo più passare, sorridente, comunicativo, fra noi operai, fra i suoi operai che Lui amava sapendosi riamato.
La personalità di Franco MARINOTTI era tale che anche fra gli inevitabili mugugni degli operai Lui era fuori discussione, era il papà di tutti al quale tutti sapevano di poter ricorrere sicuri di averne la più completa comprensione; e questo suo aspetto umano fu certamente la nota che lo ha collocato fra i grandi italiani di ogni tempo perché alle doti del grande industriale, del grande finanziere, sapeva unire quelle dell’uomo sempre pronto a tendere la mano all’umile. Fu l’uomo che per primo capì l’importanza economica del disgelo verso i paesi d’oltrecortina, che Lui conosceva così bene, primo “capitalista” occidentale, tanto da ottenere la stima di altissime personalità del mondo sovietico, fra le quali spicca l’attuale premier KOSSIGHIN; personalità che al Presidente riconoscevano le sue grandi doti di tecnico della finanza e dell’economia. Questo è provato da alcune frasi percepite dal sottoscritto, che ebbe la fortuna di essere testimone di un colloquio che avvenne a VAREDO, durante la visita effettuata da KOSSIGHIN quando ancora non era il premier della vita politica sovietica ma solamente vice primo ministro e ministro di un dicastero economico, a capo di una delegazione in missione nel nostro Paese. Il senso di grande stima di cui il Presidente godeva da parte di questi uomini politici è andato sempre crescendo, tanto che nella considerazione dei lavoratori SNIA lo si riteneva l’industriale che più aveva ascolto in quei paesi che notoriamente non vedono di buon occhio il capitalista ( inteso nel senso occidentale) e questo contribuiva molto a farlo amare della sue maestranze, perché esse riconoscevano in Lui l’uomo al quale non interessavano barriere e confini, idee e fedi, come sempre aveva affermato, ma solo il lavoro ed il benessere dei lavoratori.
Me lo ricordo in una riunione milanese con il C.L.N. nei primi mesi del dopoguerra; era il primo incontro tra i rappresentanti di quell’Italia che si era ribellata alla guerra e alla dittatura ed uno che nel periodo ormai passato era pur stato un uomo di forte rilievo; ma subito alle prime sue parole, la sua grande personalità fece cadere quel senso di diffidenza che era inevitabile esistesse. Tutte le previsioni ebbero fine in quanto tutti capirono che era ritornato sulla sua nave il grande capitano, lui solo era capace di riportare fuori dal mare in tempesta la grande SNIA e svilupparla sempre di più per conquistare nel mondo un posto preminente; fu proprio in quella riunione che si cominciarono a stabilire quei rapporti di così alta bellezza tra Lui e l’umile sottoscritto, rapporti che contribuirono per la propria parte a fare di VAREDO il complesso pilota del gruppo SNIA. Questa fattiva concreta, direi umana collaborazione, non venne mai a mancare e credo che fin da quel lontano giorno Egli capì che a VAREDO avrebbe trovato il tipo di lavoratore che sa anche sacrificarsi al momento della necessità per permettere il raggiungimento di un domani migliore. E da VAREDO partirono alcune delle grandi conquiste sindacali ed assistenziali che oggi mettono i lavoratori SNIA all’avanguardia del progresso sociale. Dalle colonie alle mutue, dall’ attività sportiva, da Lui considerata preminente nell’ambito collaterale della Società, a quelle artistiche (il coro, la pittura, etc.) e alle grandi conquiste sindacali a cui Lui si concedeva con particolare compiacenza quando la situazione lo permetteva; tutto nasceva e si concretizzava perché erano i lavoratori a chiederglielo. Tutto era in Lui dinamicità, umanità, comprensione, inarrestabile volontà di creare; ed infatti il destino lo colpì nel momento in cui vedeva realizzarsi per mano sua la creazione di un grosso complesso in quella Polonia che da giovane studente lo aveva ospitato. Quanta strada fece dall’Università di Varsavia alla firma col Vice Primo Ministro polacco per la costruzione di uno Stabilimento di fibre sintetiche! Tale tempra di lavoratore non poteva cadere altrimenti e noi lo ricorderemo come colui che sempre ci fu di sprone e di esempio.
Dante Guagnetti
(membro della Commissione Interna)


Il nostro Presidente, Cav. Franco Marinotti, non è più con noi. Uomo di alte virtù morali e sociali, di grandi capacità organizzative nel campo dell’industria, che seppe dare alla SNIA VISCOSA un posto preminente tra le maggiori società industriali nazionali ed internazionali, è immaturamente scomparso. La sua scomparsa ha lasciato in tutti noi dipendenti e facenti parte della grande famiglia della SNIA, un profondo senso di vuoto e di sgomento. La triste notizia della sua dipartita ci ha dolorosamente stupiti e quasi ancora oggi stentiamo a crederci. Ma la dura e cruda verità ci porta, purtroppo, alla triste realtà dell’avvenimento e con l’animo ancora oppresso, quale estremo omaggio alla sua memoria, riportiamo su queste pagine, riconoscenti e commossi, i ricordi più belli di alcuni dei nostri compagni di lavoro che ebbero occasione di essere a Lui vicini. Ricordi che rivelano la sua bontà d’animo, la sua fermezza di carattere, e, soprattutto, la sua sensibilità per le belle arti in genere, che Egli considerava quale felice complemento alle necessità materiali e quotidiane della vita per la elevazione dello spirito, al disopra di meschini interessi egoistici, verso gli ideali ed i sentimenti più belli e puri che l’animo umano possa esprimere.
Il signor FERRARIO Ettore, veterano dello Stabilimento di Varedo, ci dice:
” Nel rievocare la figura de defunto Presidente, il mio ricordo corre indietro nel tempo, sino alla sua prima elargizione a favore dei lavoratori della SNIA VISCOSA, cioè: l’istituzione del premio “La casa a chi lavora “ del cui consiglio d’amministrazione io feci parte quale rappresentante dello Stabilimento di VAREDO e che tenne la sua prima riunione, presieduta dallo scomparso Presidente, il 13.9.1941.
In quella riunione Egli diede la facoltà ai consiglieri di decidere su alcuni casi che non erano contemplati dal regolamento. Ricordo ancora, come se fosse avvenuto ieri, il discorso che pronunciò, in cui ci fece notare l’importanza dell’iniziativa e la grande responsabilità che ciascuno di noi consiglieri aveva per le decisioni da prendere. Furono decisioni oculate e lungamente ponderate, in cui si tenne conto di tutte le varie situazioni nelle quali si trovavano molti dipendenti. Tutto ciò metteva in evidenza il suo sincero interessamento per i dipendenti e la sua paterna comprensione per i loro problemi. Venne poi il periodo triste della guerra e delle sue nefaste conseguenze in cui il Presidente fu costretto a lasciarci; quindi ci fu la crisi che terminò con il suo ritorno. Nacque allora l’Associazione dei Veterani voluta da Lui stesso, per merito della quale fu possibile ritrovarci ogni anno come vecchi amici con cui scambiarci vecchi ricordi passati ed impressioni presenti, alla buona, come in famiglia, in una atmosfera di serena gioia, tipica di questa manifestazione. Concludo questo mio modesto ricordo con l’augurio, anzi la certezza, che queste belle istituzioni vivano e continuino in maniera da rinsaldare quei vincoli di amicizia e fratellanza che ci accomuna tutti, vecchi, giovani, e futuri veterani”.
Ancora un altro aneddoto di una nostra veterana, la signora GASLINI Virgilia, che mette in risalto ancora una volta la sensibilità e l’affettuosa benevolenza del nostro scomparso Presidente:
Ho avuto modo di essere vicina al Presidente Marinotti in occasione della manifestazione dei Veterani della SNIA degli Stabilimenti Lombardi, tenutasi il 22 ottobre 1949. Ricordo che la manifestazione ebbe luogo nell’allora vecchio garage in cui, oltre a noi di VAREDO, erano riuniti i veterani di tutti gli altri stabilimenti lombardi della SNIA con i loro fiammanti stendardi. Fu una bella e toccante manifestazione, da noi molto sentita, perché ci sentivamo come una famiglia; una cerimonia festosa dove fra tutti i presenti, dal nostro Presidente MARINOTTI fino al più giovane dei veterani, correva una calda simpatia e affettuosità come tra vecchi amici che dopo tanti anni si rivedono con piacere. Anche l’ambiente contribuiva con il suo addobbo semplice e direi casalingo all’atmosfera gioiosa dalla manifestazione. Dopo la benedizione degli stendardi, a cui fece seguito il discorso cordiale del Presidente, ebbe inizio la premiazione. Fui prescelta come segretaria incaricata a chiamare i nomi dei veterani premiati che dovevano ricevere il distintivo. Ero emozionata, vedevo il dr. PERONE, allora Direttore dello Stabilimento di VAREDO, che a ciascuno dei chiamati appuntava il distintivo e stringeva calorosamente la mano, dopo brevi parole di prammatica. Lamia emozione crebbe quando nel pronunciare il mio stesso nome, vidi con meraviglia che, anticipando il dr. PERONE, il Presidente MARINOTTI, con un sorriso mi si avvicinò esclamando: “AH….QUESTO DISTINTIVO LO APPUNTO IO ” suscitando una spontanea ondata di ilarità fra i presenti”.
Ed ecco ora un sincero segno di riconoscimento e di commosso dolore che sgorga dalle semplici ed affettuose parole di un operaio facente parte del “CORO LILION”:
“Mi sia concesso, a pochi giorni dalla dipartita, rendere un doveroso omaggio di ringraziamento, con l’impegno morale che nulla andrà perduto di quanto ha fatto il nostro scomparso Presidente cav. Franco MARINOTTI che ideò, volle ed aiutò quel “CORO LILION” che tanto bene cantò l’operato della SNIA, particolarmente in campo internazionale. Appresi la ferale notizia mentre ero davanti la televisione la sera del 20 novembre scorso; rimasi dolorosamente stupito all’inaspettato annuncio e quasi stentavo a crederci. Si, ero a conoscenza delle precarie condizioni di salute del nostro Presidente, ma ero ben lontano dall’immaginare un così repentino precipitare verso un epilogo fatale. Nella mia casa subentrò un rispettoso silenzio ed in quella quiete di doveroso raccoglimento mi ritornarono alla mente molti ricordi dei momenti vissuti coni colleghi del “CORO LILION”, momenti che arricchivano e trasfiguravano le nostre semplici anime di operai. Si, perché il Presidente credeva negli umili, nei suoi operai, che non considerava solo delle entità produttive, ma soprattutto uomini dotati di animi sensibili, capaci di esaltare il lavoro ed ogni momento più bello della vita attraverso quelle forme di espressione sublimi che solo l’arte sa offrire efficacemente. Questo, il Presidente, sensibile artista della pittura, lo aveva intuito anche con un’arte gemella; quella della musica e del canto.
Ecco come è nato il “CORO LILION”, un complesso che ha riscosso molti successi in gran parte dell’Europa, specialmente in Inghilterra. Ora, nel silenzio raccolto, rivedo passare i più bei momenti del “CORO LILION”:
ROMA, Olimpiadi 1960
CASTELGANDOLFO, alla presenza di Papa GIOVANNI, che si commosse ed ebbe parole di lode e di incoraggiamento per la nostra sensibilità artistica
VENEZIA, in piazza S. Marco dove raccogliemmo un successo indimenticabile
LONDRA, teatro Palladium – Albert Hall ( chiusura del Congresso Internazionale delle Fibre Artificiali), dove abbiamo riscosso notevoli successi.
Tutto questo è un miracolo? No, non credo, che è bastata la ferma volontà del nostro compianto Presidente, un suo sorriso per far scomparire, nei momenti più cruciali, i nostri patemi d’animo e trasformare, noi semplici operai, in protagonisti di un così grandioso spettacolo. Questi ricordi mi inducono a porgere alla sua memoria un filiale tributo di affetto a nome del “CORO LILION”, con l’impegno morale che la Sua opera non andrà perduta ma continuerà con più entusiasmo nell’avvenire e dico, con il cuore pieno di riconoscenza, grazie ed addio signor Presidente.
Elia CARRESE
(Ufficio Preparazione Lavori)


La ferale notizia rimbalzò in un baleno per tutta la penisola e ci raggiunse lontani da VAREDO, in un industrioso paesino della Val Trompia mentre la squadra si accingeva ad entrare in campo per battersi, come di consueto, nel nome della SNIA; per lottare sportivamente come “LUI”, il nostro caro Presidente MARINOTTI, voleva. La notizia ci lasciò annichiliti, sbigottiti e increduli; ma dall’altro capo del filo telefonico che ci collegava con VAREDO ci richiamarono alla dura e crudele verità. Nel suo nome i giocatori si batterono e profusero nella contesa ogni loro riposta energia onde arrivare a quel successo che volevano dedicargli, proprio nel giorno della sua dipartita; uno di quei successi sportivi che tanto lo inorgoglivano. Durante la partita l’arbitro fermò il gioco per la sua commemorazione e mentre nello stadio tutto fu silenzio e gli undici viscosini erano impalati nel campo in un religioso ricordo, nella nostra mente si affollarono i più cari ricordi vissuti sportivamente dal nostro Presidente. I ricordi ci portarono lontano negli anni, quando volle creare in tutti gli Stabilimenti i Gruppi Sportivi per la gioia e il diletto di tutte le maestranze a Lui tanto care. Ai primi passi li spronò, li esortò e li incitò a battersi nell’agonismo sportivo sempre con cavalleria e lealtà, come Lui faceva nelle sue vesti di industriale per procurare lavoro e benessere ai suoi dipendenti. Sotto la sua spinta vari gruppi sportivi entrarono a far parte della vita sportiva nazionale, in particolare il calcio e l’atletica. Dispose un adeguato finanziamento affinché i colori della SNIA garrissero sui più alti pennoni dello stadio a testimoniare la forza e la vitalità della società in tutti i campi. Quando i suoi molteplici impegni di lavoro gli lasciavano qualche ritaglio di tempo, presenziava a gare internazionali, premiava personalmente gli atleti che si erano distinti oltre confine e le squadre che coglievano allori sui campi italiani. Lo ricordiamo presente a due tornei internazionali di calcio, manifestazioni da Lui volute affinché tra i vari stabilimenti si cementasse ancor più lo spirito della grande “Famiglia SNIA”, quella Famiglia che moralmente e spiritualmente Lo aveva eletto “PAPA’ FRANCO”, e che sempre più cresce va prosperosa e grande nel campo del lavoro, dello sport, della cultura e particolarmente in quello assistenziale. La Sua presenza alle manifestazioni internazionali infondeva fiducia e gioia a tutti i presenti e la sua parola era uno stimolo per tutti a fare sempre meglio al fine di raggiungere le mete prestabilite.
Aldo SPINELLI
(Segretario F.B.C. Lilion Snia Varedo)


Più volte ci ricevette nella sala dove per anni ed anni, giorno per giorno, aveva costruito tutto ciò che di bello e grande ci la lasciato. Aveva ricevuto anche noi sportivi; ci aveva premiati con una sua medaglia d’oro personale e ci aveva commosso dicendoci del suo “orgoglio che il nome della LILION SNIA fosse vittoriosamente e tanto ben rappresentato, in Italia e nel mondo, anche al di fuori della grande industria e dei suoi prodotti. Lavoriamo per un comune ideale ed interesse – aveva concluso – : tenere alto il nome della SNIA”.
Sempre ci aveva seguiti e sempre bello, nuovo ed emozionante ci giungeva il suo messaggio di augurio e congratulazioni alla fine di ogni nostra impresa. Questo per noi era il premio migliore; il suo interessamento ed il suo spirito che perennemente ci seguivano ovunque, trasmettendo in noi quella viva forza combattiva che ha caratterizzato ogni sua azione. La sua tanto apprezzata e vasta opera non verrà mai né distrutta né dimenticata. La sua grande volontà e l’indomito coraggio serviranno sempre come sprone a tutti coloro che in Lui hanno trovato una guida forte e sicura, e che con Lui hanno imparato a soffrire ed a lottare, a vincere, ad essere insomma uomini. Il suo motto che ci aveva indicato era ” sempre migliori risultati ” e sempre migliori risultati si propongono gli atleti della LILION SNIA che solo sportivamente lottando e mirando a conquiste sempre più elevate, conserveranno alto e vivo in tutti il ricordo del loro caro Presidente.
Franco SAR
(allenatore Lilion Snia)

TELEGRAMMI di CONDOGLIANZE
- “Piangono perdita loro amato Presidente et porgono condoglianze più sentite”
(ASSOCIAZIONE VETERANI ET COMITATO CONSULTIVO VAREDO) - “Partecipa grande dolore et porge sentite condoglianze”
(COMMISSIONE INTERNA STABILIMENTO DI VAREDO) - “Si associano con profondo cordoglio grave lutto et inviano sentite condoglianze”
(GRUPPI SPORTIVI LILION SNIA VAREDO) - “Prende viva parte grande dolore et invia sentite condoglianze”
(SEZIONE ENAL STABILIMENTO DI VAREDO) - “Partecipa commossa grave lutto et invia sentite condoglianze”
(COOPERATIVA LAVORATORI SNIA VAREDO) - “Profondamente e dolorosamente colpita perdita irreparabile
paterno Presidente porge sentite condoglianze” (GUAGNETTI -MOLTENI -GETI -CASTELLINI)




LE ONOREFICIENZE
- CONTE di TORVISCOSA
- CAVALIERE del LAVORO
- CAVALIERE di GRANCROCE decorato dell’ORDINE di GR. CORD, della CORONA d’ITALIA
- GRAND’UFFICIALE della REPUBBLICA ITALIANA
- CAVALIERE di GRAN CROCE ORDINE di S. SILVESTRO PAPA
- CAVALIERE DI GRAN CROCE SOVRANO ORDINE MILITARE di MALTA


Volantino LOTTA CONTINUA















Cronaca blocco Stabilimento 16 Maggio 1970
L’ASSURDA VICENDA DELLA SNIA DI VAREDO
Bloccato lo stabilimento per 23 giorni, senza ombra di giustificazione sindacale, da elementi per la maggioranza estranei all’azienda con l’intimidazione e la violenza. Gravissimi danni per la produzione ed enorme disagio per le famiglie di quasi 4000 lavoratori. Tutti hanno diritto di porsi questa domanda:” A chi è servito tutto ciò?”
Quello che segue è un racconto incredibile, ma purtroppo vero.
Inquadriamo bene la situazione. Siamo a Varedo, uno stabilimento in cui lavorano quasi quattromila persone. Da appena due settimane sono finite le agitazioni per il rinnovo del contratto: i sindacati lo hanno firmato, le assemblee dei lavoratori hanno espresso la propria soddisfazione: anche a Varedo.
In quelle agitazioni si son voluti fare scioperi piuttosto pesanti, prima ancora che scadesse il vecchio contratto, prima ancora di iniziare le trattative per il nuovo: i promotori si giustificano dicendo che questa è la “tattica sindacale” per costringere l’azienda a cedere. Ma gli scioperi sono ore di lavoro non effettuate, e quindi non retribuite; anche le contemporanee agitazioni “politiche”, per cose cui deve provvedere lo Stato (casa, sanità, pensioni e via dicendo) si realizzano con scioperi che incidono pesantemente sulle buste paga dei lavoratori (e danneggiano senza giustificazione l’azienda che assolutamente non c’entra).
Se si lavora meno ore, si produce meno e si guadagna meno; se si lavora male a causa delle interruzioni continue, si produce con qualità scadente. Quindi i premi di produzione e gli incentivi, basati appunto sulle ore di lavoro, sulla produzione e sulla qualità, saranno minori. C’è un reparto che ha scioperato più degli altri, s’è astenuto dal lavoro quando gli altri lavoravano: alla conclusione del mese, è quello che ha lavorato e prodotto dimeno. E’ il reparto Stiro Lilion. Meno ore dilavoro, meno produzione di tutti: diconseguenza, il premio di produzione e di incentivo che va in pagamento il 12 maggio, è inferiore a quello degli altri reparti che hanno lavorato di più.
La differenza in meno, rapportata sulle buste paga, è dell’ordine di 2/3 mila lire a testa.
Il reparto Stiro Lilion, questa volta, non ci sta; o meglio, gli stessi che lo hanno indotto a scioperare più di tutti, inducono i tipi notoriamente più disponibili a fare un nuovo sciopero.
Sono quaranta quelli che si fanno convincere (quaranta su quattromila, esattamente l’uno per cento) ad abbandonare d’improvviso il reparto: senza dare alcun preavviso, senza alcuna proclamazione di sciopero, senza che Commissione Interna e R.S.A. abbiano comunque interpellato la Direzione.
Questa è l’origine della vicenda di cui ora racconteremo gli incredibili sviluppi, seguendo giorno per giorno.
Quaranta (subito spalleggiati dai soliti commandos di professionisti pronti ad ogni chiamata, che s’infischiano altamente sia della Snia che dei lavoratori della Snia) hanno deciso per quasi un mese delle buste paga di quattromila loro compagni di lavoro.


CRONOLOGIA
| 12/05/1970 | Alle ore 22,00 metà del personale di turno allo Stiro Lilion abbandona il lavoro senza preavviso. |
| 13/05 | Tutto il personale (1° turno) del reparto Stiro Lilion si astiene dal lavoro ad eccezione di20 operai. |
| 14/05 | Continua l’inattività parziale dello Stiro Lilion. Alle ore 22,00 valendosi dell’appoggio di elementi estranei, fatti accorrere appositamente da altre località, bloccano improvvisamente l’ingresso di tutto il personale del turno di notte dello stabilimento. |
| 15/05 | I picchetti continuano. La Direzione con due comunicati emessi nel corso della giornata ripete il suo invito al lavoro a quella parte della maestranza che è necessaria alla ripresa del lavoro secondo i tempi tecnici emergenti in quel momento. Alle ore 13,00 si presentano in i sigg. Percario, Tavormina, Lucchesie Norrito, a nome della R.S.A. per conoscere la situazione dello Stabilimento e le intenzioni dell’Azienda. A questi viene risposto che gli impianti sono paralizzati e si insiste per l’ingresso immediato di 160 persone secondo l’avviso pubblicato in nottata e che insieme a quelli ancora in fabbrica, potrebbero iniziare subito le operazioni di smaltimento dei semilavorati e di riavvio degli impianti. IR.S.A., escono senza dare risposta e da quel momento non si è più avuta alcuna comunicazione. |
| 16-18/05 | Visto l’insuccesso dell’appello del giorno 15, viene iniziato la messa in sicurezza degli impianti con la fermata totale. |
| 23-25/05 | Nel frattempo alcuni sindacati provinciali tentano di legittimare l’accaduto con volantini e comizi. Nella notte del 20 e 21vengono lanciate pietre ed esplosi alcuni colpi d’arma da fuoco contro le vetrate della centrale termoelettrica. |
| 1-6/06 | Su invito del ministro Donat Cattin nell’incontro tra le parti, vengono accettate le sue proposte così dal giorno 8 avviene gradatamente la ripresa del lavoro allo stabilimento di Varedo. |

COMUNICATO
30 MAGGIO 1970
Il 30 maggi o la Snia, dopo 1 6 giorni dall’inizio del blocco dello stabilimento fa pubblicare sui giornali e distribuire ai lavoratori un suo comunicato ufficiale.
Eccone il testo:
Lavoratori,
da 16 giorni un gruppo di facinorosi vi impedisce di andare al lavoro con la violenza e con ogni mezzo di intimidazione.
Questa azione attuata senza alcun preavviso la notte del 14 maggio, con il blocco esterno dello stabilimento, non la alcun fondamento sindacale, è imposta con la violenza e viola le libertà sancite dalla Costituzione. Solo alcuni giorni dopo il suo inizio, alcuni sindacalisti, avanzando pretestuose rivendicazioni, hanno cercato di darle una qualche parvenza di vertenza sindacale: tentativo assurdo, anche perché attuato soltanto dopo 15 giorni dall’entrata in vigore del nuovo contratto di lavoro concluso con i sindacati e approvato dalle assemblee di tutti gli stabilimenti.
Ciò vi pone nella dolorosa condizione di perdere con il lavoro il salario, con gravissimo disagio vostro e delle vostre famiglie.
Da parte nostra, nonostante il blocco esterno, vi abbiamo invitato quotidianamente, fin dal primo giorno, a riprendere il lavoro, dell’improvvisa totale paralisi degli impianti. Anche in una recente riunione all’Ufficio Regionale del Lavoro abbiamo formalmente ribadito questa nostra volontà, precisando che avremmo cercato di restringere al massimo i tempi delle operazioni per la ripresa del lavoro; nella stessa sede abbiamo anche dichiarato la nostra disponibilità alla contrattazione articolata nel preciso rispetto delle norme contrattuali e dei livelli competenti. Il giorno 27, malgrado tutto, malgrado il divieto ufficialmente comunicatoci dai sindacati nella stessa riunione all’Ufficio del Lavoro di pagare in stabilimento, malgrado il tentativo dei picchetti di impedirlo, abbiamo provveduto a corrispondervi un acconto sui salari. Il giorno 29, a seguito del nostro invito, parecchie centinaia di voi si sono presentati ai cancelli dello stabilimento nell’intento di riprendere il lavoro, ma solo 132 sono potuti entrare per l’immediato violento intervento dei picchetti che bloccano ogni entrata.
Gli atti di violenza ed il clima provocatorio e di intimidazione instaurato a Varedo e portato perfino nelle famiglie hanno originato reazioni da parte di altri lavoratori, con un tafferuglio a 200 metri dallo stabilimento.
Su questo incidente si è tentato di speculare prendendone pretesto per diffondere notizie assolutamente false, intese a far credere ad una reazione voluta dalla direzione.
Voi sapete benissimo come stanno le cose e qual è la vera situazione: voi sapete che lo stabilimento di Varedo è bloccato solo dalla volontà di un esiguo numero di persone, per la maggior parte estranee alla fabbrica, che non tutelano certo né i vostri interessi né interessi sindacali.
Siamo addolorati di non potervi garantire la libertà di lavoro e soprattutto per il disagio economico che questa situazione vi arreca. Mentre respingiamo sdegnosamente il vergognoso tentativo di linciaggio morale al quale è sottoposta in questi giorni l’azienda, ripetiamo, come ogni giorno, il nostro invito a riprendere il lavoro ed a riportare a Varedo un clima di serenità e normalità nei rapporti di lavoro.

CONCLUSIONE
Ventitré giorni di paga perduti.
Senza motivi validi, senza giustificazione possibile; senza vantaggio per nessuno, e tanto meno per i lavoratori.
Solo un enorme danno per la Snia.
Ma è venuto il momento di dire una verità fondamentale: chi assicura che il danno dell’azienda rappresenta una ”vittoria per i lavoratori” mente nella piena coscienza di dire una menzogna.
Gli unici a trarre vantaggio da questa assurda vicenda sono stati e saranno i concorrenti italiani e stranieri della Snia, che si sono accaparrati i contratti perduti dalla nostra Società per la mancata consegna della produzione di Varedo.
L’enorme aggravio dei costi di produzione derivano dalla lunga fermata, dalla perdita delle materie prime in lavorazione e dalle operazioni di riavvio del macchinario favorisce ancora e soltanto la concorrenza. Meno vendite, minori ricavi, maggiori costi significheranno inevitabilmente minori disponibilità per ammortamenti e per i nuovi impianti, maggiori difficoltà sui mercati del mondo; in una parola, meno posti di lavoro a disposizione, minori possibilità di futuri miglioramenti economici per i lavoratori.
Ecco tutto.
Da questa assurda vicenda viene un “segnale d’allarme” valido per tutti: può essere l’unica cosa buona che ne deriva. Stava diffondendosi tra le masse operaie il convincimento che “allo vi sciopero si deve sempre aderire”: Varedo ha dimostrato che è falso e pericoloso. Molto spesso le agitazioni sono provocate da elementi irresponsabili, e taluni dirigenti sindacali vi si fanno trascinare per pura demagogia: occorre saper distinguere prima di dare la propria adesione. Il “campanello d’allarme” ha detto che c’è gente il cui unico scopo è quello di danneggiare e, se possibile, distruggere l’azienda: non importa se quest’azienda dà lavoro a migliaia di operai, se dà benessere e certezza del domani alle loro famiglie, se ha offerto possibilità di continui miglioramenti a quelli che vi hanno lavorato (negli ultimi tre anni gli aumenti sulle paghe sono stati pari al 55°/o). Ma al lavoratore importa. Alle loro mogli importa. Ai loro figli importa. A quelli che hanno lavorato nell’azienda per tutta la vita e che non troverebbero più lavoro altrove, importa.
Perché quella di migliorare è giusta esigenza; ma prima di questa, e per rendere possibile questa, è necessario difendere dagli aggressori palesi ed occulti la fonte del proprio reddito, la continuità del proprio lavoro.







DIREZIONE PROGETTAZIONE IMPIANTI

A Varedo, c’è un’isola della Sede Centrale SNIA, che si potrebbe definire una parte della Sede che opera in decentramento territoriale; vive nell’ambito dello Stabilimento, ma con funzioni che evadono dall’ambito dello stabilimento.
Pur collocati dentro la cinta di Varedo, gli uffici della Direzione Progettazione Impianti fanno parte a sé; costituita da due branche principali di attività: la prima si occupa della parte tecnologica (lilion, wistel, velicren, viscosa), e la seconda si occupa del settore automazione e strumentazione, delle costruzioni edili, della produzione di energia elettrica e relative reti di distribuzione, del trattamento delle acque.
L’attività consiste nella progettazione degli impianti, dai preventivi di costo al vero e proprio disegno tecnico fino alla direzione dei montaggi, affidata ad un gruppo montatori; questo per l’intero gruppo Snia, esclusa soltanto la Divisione Chimica e la Divisione Meccanica.
Inoltre c’è una sezione che studia e realizza prototipi di nuove macchine, in genere su suggerimenti e proposte che pervengono dal Centro Sperimentale di Cesano; e una sezione che collauda tutti i macchinari ordinati per i vari impianti.

Il 40% dell’attività della D.P.I. è dedicata agli impianti all’estero, dove gli uffici commerciali di Sede che si occupano di questo settore, hanno bisogno, per intavolare le trattative, di un preventivo completo ed esauriente dal punto di vista economico e da quello tecnico. Il dossier è preparato a cura della sezione preventivi della D.P.I. che si avvale di tutte le altre sue sezioni per fornire tutti i dati e i disegni indispensabili e la loro illustrazione (in lingua straniera).
Con l’acquisizione dell’ordine, subentrano i gruppi di progettazione che attuano lo studio del processo degli impianti, delle macchine, dei fabbricati, dei servizi generali, dopo di che interviene la sezione programmazione che stabilisce i tempi di esecuzione delle singole lavorazioni in modo che l’intero programma possa giungere in porto entro la data stabilita. Da ultimo interviene il gruppo che, dallo studio della sistemazione sul terreno, organizza i cantieri di montaggio, i relativi servizi generali ed erige materialmente l’impianto in tutte le sue parti e provvede all’avviamento.

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